July 31, 2010

S. M. Maggiani - “Coronationis Sollemnia” del Sommo Pontefice Paolo VI


Il cambiamento di ora e di luoghi per l’incoronazione di Paolo VI hanno portato a semplificare le relative sequenze rituali del processo rituale, rispetto alla “cerimonia” per l’incoronazione di Giovanni XXIII, anche se permane il senso teologico ed ecclesiologico tramandato lungo i secoli del secondo millennio. È utile, a conferma di ciò che ho affermato, confrontarsi con la descrizione del Prefetto delle Cerimonie Mons. Dante, nel frattempo ordinato Vescovo, nel suo Diario: << Domenica 30 giugno. Solenne incoronazione di Paolo VI sulla piazza di San Pietro dopo il Pontificale del Papa. Nei giorni passati avevo disposto sulla spianata di San Pietro tutto l’occorrente per formare un presbiterio e potere così celebrare la Messa. Nelle sale del Vaticano tutti i componenti il corteo papale avevano preso posto poco dopo le ore 17.30. Il Santo Padre è sceso nella Sala della Falda per assumere i sandali e i calzari, poi nella Sala dei Paramenti ha preso le vesti sacre come per andare a celebrare, ma senzo il pallio. Montato in sedia nella Sala Giulia e sequendo il corteo di più di un centinaio di Vescovi è uscito dal portone di bronzo alle ore 18 come si era stabilito. Sotto il baldacchino è passato sulla piazza accolto da irrefrenabili applausi ed è sceso davanti all’altare cominciando subito la Messa. Dopo l’Indulgentiam è salito sulla sedia gestatoria e i tre Cardinali Vescovi Tisserant, Pizzardo e Masella hanno letto le tre preghiere rituali. Poi il Card. Primo Diacono Ottaviani gli ha imposto il pallio. Dopo di che la Messa è continuata more solito del pontificale del Papa. Fungeva da Diacono ministrante il Card. Roberti. Durante la Messa è stato cantato in gregoriano il Gloria, Credo, e Sanctus da tutti i fedeli convenuti sulla piazza. Dopo l’ultimo Vangelo il Papa, tornato al trono è stato incoronato dal Card. Ottaviani. Da notare che il Papa dopo il Vangelo ha tenuto un discorso prima in latino, poi in italiano, quindi in francese, inglese e tedesco, aggiungendo poi un saluto in varie altre lingue, fra le quali il russo.

Non ostante l’ora tarda, la funzione è terminata alle ore 20.45, faceva gran caldo.

Ritornato in Vaticano nella Sala dei Paramenti il Card. Tisserant ha rivolto al Papa, in latino, gli auguri del Sacro Collegio, cui il Santo Padre ha risposto anche in latino >>.[1]

Per comprendere opportunamente l’attenzione posta alla partecipazione col canto da parte dei fedeli durante la Messa (Gloria, Credo, Sanctus), in gregoriano e l’aver attuato alcune semplificazioni come ad es. La riduzione del numero delle obbedienze prestate al Papa,[2] concentrate ma ancora assai espressive nel sottolineare il tipo di sottomissione al Pontefice; e l’aver cambiato il luogo dell’incoronazione dal balcone all’area dell’altare; va ricordato che si era conclusa, l’otto dicembre 1962, la prima sessione del Concilio Vaticano Secondo indetto da Giovanni XXIII. In questa sessione, avevano trovato eco quelle attese del Movimento Liturgico, movimento ecclesiale, durante l’esame dello Schema “de sacra Liturgia”; schema che sarà portato a maturazione alla conclusione della seconda sessione del Concilio con la promulgazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963). Le attese riquardavano soprattutto la semplificazione e la riforma del rito romano nelle sue espressioni per renderlo più comprensibile al popolo fedele e più consono al suo presente linguaggio, per usare alcune affermazioni di Paolo VI.[3]


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S. M. Maggiani, Dall’Ordo ad coronandum Summum Pontificem Romanum all’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini initio Romæ Episcopi, [in:] Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma Benedetto XVI, Città del Vaticano 2006, pp. 156-157.



[1] Dalla cronaca riportata da L’Osservatore Romano, 1-2 luglio 1963, p. 2 si rileva che nella celebrazione è stata compiuta una sequenza rituale non descritta da Mons. Dante: <<>>. Cf. per i testi biblici ed eucologici il cit. volumetto “La cérémonie sollennelle...” in 1.1 del presente studio e la nota 10 per la sua collocazione in Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

[2] Dalla Intimatio [cf. Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Sc 0286; Acta Apostolicæ Sedis, 55 (1963) 616-617] risulta che fosse prevista solo dopo la “Confessione” e la turificazione dell’altare. Ad essa prendevano parte successivamente i Cardinali baciando il piede, la mano e il volto; i Vescovi il piede e il ginocchio; gli Abati e i Penitenzieri soltanto il piede, ugualmente i Canonici e il restante Clero Vaticano.

[3] Cf. Acta Apostolicæ Sedis, 56 (1964) 35. Per quanto concerne la semplificazione dei riti pontificali cf. A. BUGNINI, La Riforma Liturgica (1948-1975). Nuova edizione riveduta e arricchita..., Roma 1997 (Bibliotheca <<>>. <>, 30) pp. 777-793.